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Coniglio[lo] in fricassea

13 Mar

siccome in fondo sono un pò cannibale metto un immagine con gli ingredienti a crudo

Non seguite la mia mano, seguite il tema. Anticipate con la vostra sensibilità la forma in divenire se volete cogliere il senso della figurazione. Al di là dell’ampia vetrata del salone un cielo plumbeo pare sul punto di rovesciarsi sulla terra. L’aria è umida e fa freddo, ma mentre Eva svuota i piani bassi della vetrina sta dicendo “mamma” ed io replico, “si, mamma fa il coniglio in fricassea”.

Taglio la bestia in 10 parti, faccio “sudare” in 6 cucchiai d’olio e del burro gli odori tritati (1 cipolla – 2 carote – 2 gambi di sedano – 1 spicchio d’aglio) in una capiente pentola bassa, poi unisco i pezzi di coniglio facendoli colorire a fuoco vivo senza usare coperchio. Quando sarà ben abbrustolito, e mia figlia avrà svuotato la vetrina, bagnerò con un pò di brodo (ho il dado bimby, ma ho promesso di omettere parolacce in questa sede), tutto ciò per una ventina di minuti, aggiungendo brodo e un pò di vino bianco se pare troppo asciutto. In ultimo, dopo che avrò addensato il sughetto con un pò di farina (ne occorre pochissima) toglierò il tegame dal fuoco e vi unirò 2 tuorli sbattuti con del succo di limone…si serve subito, con una bella aggiunta di pepe nero appena grattugiato e se accompagnate il tutto a crostini di polenta potete star sicuri che avrete raggiunto qualcosa di simile all’oblio e anche spezzato le radici del tempo borghese, perché è un piatto quanto mai proletario e privo di quelle odiosità simili a foglioline di salmone o letti di rucola dove talvolta i cuochi adagiano filetti in crosta.

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4 commenti

Pubblicato da su 13 marzo 2011 in 2. Secondi

 

4 risposte a “Coniglio[lo] in fricassea

  1. giulia

    13 marzo 2011 at 14:13

    Fammi capire, il titolo è un’equazione, uno schema di costruzione di un palazzo futurista o mi manca qualcosa (che non sia una rotella)?

     
    • sara

      13 marzo 2011 at 19:58

      Cara Giulia, non mi fare snocciolare questioni che riguardano la relazione fra il dialetto toscano e l’italiano colto…sarei più odiosa del solito e meno obiettiva di Gicomo Devoto. Proporrò comunque il tuo enigmatico interrogativo a quella buon’anima di Antonio Sant’Elia…

       
      • giulia

        14 marzo 2011 at 08:34

        Ok, ammetto che disquisire di etimologia con una toscana è stata un’idea infelice e alquanto suicida. Però tu ricordati che qui ci bazzica anche la Ungheresa! La quale parlerà anche sette lingue di cui tre stando su un piede solo: ma forse, con l’italiano antico o il toscano, fatica un po’.
        (sì, ok, ti voglio bene anche io)

         
        • krikka79

          14 marzo 2011 at 16:46

          Stufato di carne (anche pollo) a base di uova e limone. Si prepara lo stufato con la base voluta (ad esempio cipolla) e si sbattono le uova con aggiunta di succo di limone (proporzione 3 uova / 1 limone). Quando lo stufato è pronto, si mescola sul fuoco per poco tempo con l’uovo+limone fino a quando quest’ultimo diventa denso. Fricassea 🙂 by Wikipedia

           

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