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Archivi categoria: 0. Antipasti

Strudel finto alla zucca

Scongelata all’ultimo minuto la pasta sfoglia, ci ho steso sopra:

– abbondante grana grattuggiato
– la zucca bollita nel microonde, poi travasata nello scolapasta, schiacciata, strizzata, lasciata a sgocciolare (me ne avevano portata una piccola da un paio di chili)
– sale
– pezzetti di formaggio
– e qua ci sarebbe andata benissimo una grandissima fetta di prosciutto arrosto ma io non ho più niente in casa, fate come se l’avessi messa

Arrotolato, chiuso, infornato, venti minuti circa. Avessi avuto uova avrei anche spennellato sopra alla fine per dorare.

zucca

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Pubblicato da su 18 aprile 2014 in 0. Antipasti, 3. Contorni

 

Cavolo agrodolcino

Questo coso è facilissimo.

Ho tagliato il cavolo, aggiunto una mezza cipolla, una manciata di uva passa, un cucchiaio raso di zucchero di canna, due o tre di salsa di soia, abbondante prezzemolo, un dito di acqua, ho semi-coperto, ho lasciato cuocere fino ad assorbimento di acqua.

cavolo-agrodolcino

Solo dopo ho aggiunto un po’ di sale. Maledetto sale. La salsa di soia non è bastata. Sì, lo so che la foto è fatta prima di salare, non rompete, non si vede. D’accordo, se proprio si vede allora la prossima volta mi direte “Ehi! hai fatto la foto prima di mettere il sale! Imbrogliona!”.
Comunque è buonobuono e mi viene voglia di usarlo per farcire una torta salata. Per la quale però andrebbe aggiunto qualcosa di salato per compensare. Sì, ok, avevo pensato a un salume o a carne macinata ma no, voglio continuare a pensare vegetariano e allora dirò per esempio del pecorino a tocchetti.

 
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Pubblicato da su 4 aprile 2014 in 0. Antipasti, 3. Contorni

 

Uova alla monachina

Ho trovato una variante in rete che usa la ricotta, ma, signori, non scherziamo. Anche se amo molto il blog di AAAAccademiAffannati, la ricotta non si mette.

Dunque, le uova alla monachina sono una roba un po’ lunga e laboriosa da fare, ma divina.

monachina1

Intanto non fate come ho fatto io (che ho usato uova a caso), ma cercatele belle grandi (che dopo si lavora meglio). Fatele sode (nell’acqua con un pizzico di sale, che viene meglio).

Quando sono fredde, tagliatele a metà per il lungo, e togliete il rosso. Spiaccicate tutti i rossi e mescolateli con una béchamel molto soda.  Tipo: di solito faccio la béchamel con 50 farina 50 burro mezzo litro di latte, e invece stavolta, per 6 uova, la ricetta diceva la metà, del latte. Alla peggio, se è liquida, continuate a tenerla sul fuoco un po’ di più. A questo composto vanno uniti:
– pezzettini di prosciutto cotto
– parmigiano (o meglio, grana, io sono della scuola di pensiero del grana)
– prezzemolo tritato
– un rosso d’uovo
– noce moscata, sale, pepe.

Dopodiché non fate l’errore mio, che subito ho voluto ricomporre le uova. Se prendete questa mappazza e la lasciate in frigo per un po’, anche solo un’oretta, sarà mooooolto più facile lavorare dopo. Perché il dopo implica che vi mettiate di santa pazienza e con l’impasto andiate a ricomporre la forma dell’uovo sodo a partire dalle metà che avete tagliato prima. E anche qui, se prima del passaggio successivo, rificcate le uova una mezz’oretta in frigo, si compatta tutto meglio.

monachina2

L’ultimo passaggio è cruciale: le uova ricomposte vanno passate prima nella farina, poi nell’uovo (ossia, un uovo più il bianco avanzato) e poi nel pangrattato. Dopodiché vanno fritte in un pentolino con olio fumante.

monachina3

Devono venire più sode di così, sappiatelo.

 
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Pubblicato da su 21 marzo 2014 in 0. Antipasti, 3. Contorni

 

Insalata di verza

No, è semplice. La verza era un rimasuglio di un risevverza di qualche giorno prima. Era poca ma ancora buona e croccantina. Tagliata a striscioline e mescolata a una lattina di fagioli rossi che avevo abbandonato in fondo al mobile, un cucchiaio o due di maionese e uno e mezzo di salsa di soia. Poi tutta contenta l’ho proposta ad un’amica vegetariana, giusto per sentirmi dire ‘a me la verza cruda non mi ispira’. Pffff. Femmine.

verza

 
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Pubblicato da su 12 febbraio 2014 in 0. Antipasti, 3. Contorni

 

L’insalata di lenticchie

Io l’avevo fatta varie volte a Firenze per portarmela al lavoro ma con cose più buone e divertenti (tipo gamberetti fagiolini, rucola, pomodorini). Ora non ho una cippa in casa quindi mi sono accontentata. Soprattutto, avevo i finocchi in quantità industriale che mi hanno portato e dovevo cominciare a smaltirli.
Ho preso le lenticchie e le ho lasciate in acqua tutto il giorno (ok, me ne ero dimenticata, e in realtà non è nemmeno fondamentale che si mettano in ammollo, non sono mica ceci o borlotti).
Ho sbucciato le patate e le ho fatte a cubettini il più possibile regolari, mentre mettevo l’acqua sul fuoco. Non l’ho fatta bollire ma quando era più o meno calda ci ho buttato i cubetti (senza salare!) e li ho tolti quando erano croccantini. Non ho salato tanto li avrei dovuti sciacquare sotto l’acqua fredda per bloccare la cottura senza far spappolare tutto. Poi ho fatto la stessa cosa con il finocchio, tagliato a pezzettini e vagamente sbollentato (tanto si mangia sia crudo che cotto). Quando ho tolto il finocchio (e l’ho messo a raffreddare insieme alle patate nello scolapasta), ho buttato un intero limone confit nell’acqua, e quando ha ripreso il bollore ci ho buttato le lenticchie sciacquate. Ho seguito la cottura e quando erano al dente le ho scolate con tutti i pezzi di limone che ci ho trovato dentro. Messe da parte anche loro, una volta che si è raffreddato tutto ho mescolato patate finocchi e lenticchie con olio, 3 pomodori sott’olio fatti a pezzettini, sale (dopo aver assaggiato) e prezzemolo. Devo dire che non è male.

lenticchie

 
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Pubblicato da su 27 dicembre 2013 in 0. Antipasti, 3. Contorni

 

Pancakes salati a muzzo

Non nel senso che al posto del sale ho usato il muzzo. Nel senso che… uff! Andiamo con ordine.
Certamente non sto mettendo sul blog tutto quel che cucino, e nemmeno tutto quel che mi riesce bene, come si potrà notare. Ma quello che ho inventato stasera è frutto di una tale botta di c fortuna che merita degnamente il titolo di ricetta cocopro. Era tanto che non capitava… sono commossa.

Dunque, partiamo dal concetto che da quando ho scoperto i pancakes ho sviluppato una dipendenza. Però io non sono molto dolcivora, quindi era da un po’ che pensavo di farmeli salati e usarli come fossero crepes, ripieni di qualcosa. Dal momento che non ricordo mai le dosi sono andata alla ricerca di suggerimenti su internètt e ho trovato varie ricette. Una utilizzava la birra al posto del lievito e ho pensato di provarla. A quel punto per dimezzare le probabilità di saltare la cena, ho ritenuto opportuno fare due esperimenti contemporaneamente, con due ricette diverse. Poi, come al solito, mentre cucinavo mi è venuta fame, e allora mi sono fatta delle patate al microonde come faccio sempre io. Lampo di genio: una patata me la sono mangiata, le altre due le ho schiacciate e infilate nell’impasto con la birra. No, non in quest’ordine. Ok, ricominciamo.

Ovvero, la preparazione è quello che fa la differenza.

Nella foto si possono notare:

– una ciotolina piccola in cui c’erano 100 grammi di farina, un pizzico di sale, paprika
– una ciotola grande in cui c’erano 200 grammi di farina, una bella manciata di sale, una bustina di lievito (ok, non c’era ancora, era chiusa a lato, va bene, siete dei bravi osservatori, ma non è che posso rifare la foto ora.)
– due patate piccine bollite e spellate, o meglio, passate 3/4 minuti in microonde con tutta la buccia, che poi vien via facile facile
– un bricco con 200 ml di birra chiara (io avevo la birracqua della Coop, che è più o meno uguale a tutte le birracque che compro di solito ma costa molto meno)
– l’ultimo bicchierino di Grecale. Non c’entra con nessuna delle due ricette di pancakes ma andava finito.
– tante altre cose di cui non ce ne può fregà de meno.

Prima fase: mescolare le farine (no, non tra di loro, se no che ho preso a fare due recipienti distinti?).
Seconda fase: nella ciotolina piccola aggiungere le patate schiacciate e un uovo, mescolando per bene, mentre nella ciotola grande aggiungere due uova.
Terza fase: aggiungere poco per volta la birra nella ciotola piccola, mescolare e sbattere per bene, riporre in frigo, mentre nell’altro impasto vanno aggiunti 250 ml di latte (e poi va messa in frigo pure lei, poverina, qua non discriminiamo nessuno).

Vi mostro solo l’impasto alla birra perché tanto l’altro è un normalissimo impasto per pancakes.
Se siete degli attenti osservatori, certamente più attenti di me, avrete notato che come per magia la ciotolina piccola *cough cough* si è trasformata in una ciotola di metallo più grande. Bravi, avete più occhio di me, potevate dirmelo prima, quando ho preso la ciotolina piccola, che non ci sarebbe entrata la birra nemmeno per sbaglio!

Mentre era tutto in frigo, ho ravanato tra le varie cose rimaste nel cassetto delle verdure e ho trovato dei funghi. E quindi ho deciso che dovevo farmeli semplicemente in padella con un po’ d’olio e un pezzetto di aglio. Poi ho cercato tra i salumi e i formaggi qualcosa che si sposasse con i funghi (poco importa se per cercare sono stata costretta a finire un toma, un montasio e un pezzo di pecorino e a equilibrare con un pezzo di crudo tascabile umbro, una fetta di pardon coglioni di mulo e una spalmatina di nduja: poi capite perché quando finisco di cucinare mi sento già piena?)
Vi risparmio la fase di creazione dei pancakes. Ci vuole una padella antiaderente, un coso tipo spatola per girarli, un mestolo per le dosi di impasto da buttare in padella eccetera. Devo dire che, con quelle ricette, nonostante una fosse il doppio dell’altra non mi ha dato il doppio dei pancakes. Ne sono usciti dodici normali e otto alla birra e patate. ll primo impasto era decisamente più denso.
Quello che segue è il campo di battaglia con cui mi preparavo a comporre i diversi tipi di pancakes farciti. Nel frattempo avevo acceso il forno (e buttato fuori il gatto, che mi gironzolava sotto i piedi, grazie, con tutti quegli odori di formaggio in giro…)

Sottolineo che la disposizione dopo il rituale momento di controlfreak-aggine è cambiata nettamente.

I pancakes, i piccoli così ovali di cotti, gorgonzola, caciottina fresca, funghi, erba cipollina. Gli otto pancakes alla birra sono stati semplicemente arrotolati e accomodati in uno dei recipienti. Gli altri sono stati preparati metà con caciotta e funghi, metà con gorgonzola e erba cipollina, come si può notare dal tagliere piccolo:

e qui mi sono detta, o la va o la spacca, mal che vada passo in pizzeria

Arrotolati e infilzati con stuzzicadenti i primi, arrotolati e basta i secondi. Sinceramente non riesco a decidermi su quale accoppiata sia la migliore. Ma come sapore quelli a birra e patate non li batte nessuno. Non li ho finiti solo perché sono buona e li farò assaggiare anche a casa. Il risultato lo nascondo nelle miniature così mi volete più bene.

ai funghi

al gorgonzola

birra e patate

gorgonzola sciuolto

 

funghi e caciotta sciuolta

 
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Pubblicato da su 25 novembre 2012 in 0. Antipasti, 1. Primi, 2. Secondi, 3. Contorni

 

Torta salata al pistacchio


Questa, come si dedurrà, è quel che si dice un colpo di mazzo totale, visto che me la sono inventata con quel che avevo in casa ed è venuta inaspettatamente buona, perfino buonissima. In pieno stile cocopro quindi.
Avevo una pasta brisée da utilizzare, e allora ho preparato un impasto come segue:
– Quattro patate piccole cotte nel microonde con tutta la buccia, prima cinque minuti, poi, girate, un altro minuto; si fanno raffreddare una decina di minuti, la pelle viene via che è una bellezza, con buona pace dei polpastrelli di amianto, e le patate si possono spiaccicare con la forchetta.
– Circa centocinquanta grammi di pistacchi, ma ho fatto a occhio; ovviamente è la parte più lunga e noiosa di tutte, bisogna aprirli, spellarli (col cavolo che li butto in acqua bollente solo per spellarli! morirò mica, se rimane qualche pellicina!), tritarli.
– Una confezione da duecentocinquanta grammi di mascarpone.
– Grana grattuggiato a volontà.
– Del prosciutto cotto tagliuzzato a pezzettini.
– Due uova, sale e pepe, un goccio di latte per rendere vagamente più liquido il tutto.
Nel mio forno è rimasto circa 30′-35′ a 180° ma ovviamente è a sentimento.

 
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Pubblicato da su 11 febbraio 2012 in 0. Antipasti, 3. Contorni