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Il gorgonzola di Tognazzi

Il fatto è che io cerco sempre ispirazione da quell’uomo. Poi, vabbè, che c’entra, lui aveva fatto una ricetta con gli gnocchi e io invece avevo gli scialatielli, e non avevo il brandy per cui ho dovuto arrangiare col porto, ma insomma. Se volete vedere la sua ricetta originale poi ve la trascrivo. E comunque, modificata e tutto, so che Ugo mi stava guardando dall’alto (o dal basso, fate voi) e stava godendo con me l’altro giorno.

Si comincia mettendo un po’ di burro in una padella insieme al gorgonzola tagliato a pezzettini e posizionando il tutto a mo’ di coperchio della pentola dell’acqua. Ugo diceva di sciogliere il gorgonzola a bagnomaria? Bene, io tappo la pentola dell’acqua così bolle prima. Mestolo di legno, mi raccomando.

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Beh, vabbè, in realtà non era solo gorgonzola. Io col gorgonzola ci avevo fatto le bruschette a pranzo quindi era poco poco. Allora ci ho anche aggiunto una fetta di bra, sempre a cubetti. Quelli ci mettono un po’ di più a sciogliersi ma sono iperprofumati. Alla fine viene una cremucciola così.

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A questo punto togliete dal fuoco, o meglio stappate la pentola dell’acqua, sgocciolate, si, tutta la condensa senza buttarvela indosso come faccio sempre io, e aggiungete un tintinnino di panna da montare. Io avevo preso la panna per fare il cheesecake, ne ho messa giusto una ntecchia. Mescolate poquito, riaccendete il fuoco per qualche secondo e buttateci dentro un mezzo bicchiere di porto, giusto per sporcare di colore.

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Mescolate, spegnete. Aggiungete dei pistacchi tritati. Lo so, volevo avvertirvi prima di mettere la pentola dell’acqua perché ci vuole un sacco. Se non avete qualcuno che vi trita pazientemente i pistacchi nel mortaio fottetevene bellamente e fate col frullatore. Io nel mortaio non l’avrei mai fatto da sola, mi rompevo.

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Il resto, beh, se avete gli gnocchi sarebbe proprio una goduria. Scolate al dente la pasta e mescolatela con la salsina, qualche istante sul fuoco. Mezzo chilo di pasta fresca spazzolata.

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Pubblicato da su 14 marzo 2014 in 1. Primi

 

Pastecceci

Sì, vabbè, mi sono fatta pastecceci. Però ci ho messo delle varianti simpatiche e quindi è venuta saporitina e allora la metto qua.

Intanto, non ho usato olio. Avevo delle cotiche di prosciutto crudo che mi sono sapientemente fatta mettere da parte dalla salumiera. Allora le ho buttate direttamente nella pentola senza nient’altro e ho aspettato che si sciogliesse il grasso. Quello è tutto il grasso che ho usato per l’intera ricetta. Quando si è sciolto ci ho messo dentro l’aglio, e mentre l’aglio si cuoceva, le cotiche si sono bruschettate. Mmmmmmmmh.

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A quel punto ho aggiunto quel che vedete nella foto seguente, ossia:

– due foglie di salvia
– tre pomodori sott’olio
– una carota a pezzettini grandi

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Ho fatto insaporire un pochino, poi ci ho buttato i ceci precedentemente ammollati, sale, il fondo della doppiomalto sfiatata che mi ero dimenticata in frigo, acqua a volontà.

Quando i ceci secoli dopo si sono cotti (m’è piaciuto non usare la pentola a pressione? E ne pago le conseguenze.) ci ho buttato dentro 144 grammi di pasta (gli gnocchi che si incastrano bene coi ceci) e ho fatto cuocere aggiungendo liquido se serviva. Le cotiche sesquajanonbocca.

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Pubblicato da su 10 gennaio 2014 in 1. Primi

 

Farro, borlotti e funghi porcini finti

In sostanza, c’era da recuperare una busta di crema di funghi porcini tipo Knorr, che non sia mai che scada. Il cibo non si butta mai.
Parallelamente volevo fare qualcosa col farro e accoppiarlo a qualcosa di simpatico, e cercando in rete ho trovato la classica accoppiata coi borlotti e una anche con i funghi. Per cui ho deciso di inventarmi una ricetta su questa strada.

La sera prima ho messo una tazzona da latte di borlotti e una di farro in acqua in ammollo. Ossia, ho riempito le due tazze per metà di farro o borlotti e per metà di acqua fredda. Giusto per capirci come dosi.
Il giorno dopo ho messo nella pentola a pressione, dopo averli sciacquati, i borlotti con:

– cipolla, carota, sedano, aglio
– un rametto di rosmarino
– un fondo di pancetta coppata tagliato a cubetti
– un poco di olio
– 4 tazze da latte di acqua

Dopo aver fatto fischiare la pentola, l’ho lasciata dieci minuti e ho spento. Quando è calata la pressione ho aperto e ho aggiunto:

– il farro sciacquato
– 4 pomodori sott’olio
– un bicchiere di vino rosso
– sale

e ho tolto il ramo di rosmarino ormai spoglio. Rimesso sul fuoco e fatto risalire la pressione fino al fischio, dopodiché ho tenuto altri dieci minuti prima di spegnere.

All’ultimo minuto prima di mangiare, ho cotto dentro a quel brodetto non del tutto asciugato (per questo ho messo tanta acqua all’inizio) la crema di funghi porcini, le cui indicazioni erano: versare il preparato in 750ml di acqua, portare a ebollizione, far bollire per tre minuti. In pratica ho usato il brodo di farro e borlotti per cuocere la crema.

L’unico problema è che così facendo è diventata più una crema che una zuppa (la roba Knorr ha fatto il suo lavoro). Per me era buonissima ma non della consistenza che volevol. Però, siccome era tantissima e prima di aggiungerci la crema ne ho tolta un po’ per congelarla, quando la scongelerò potrò farla davvero coi funghi e tenerla cremosa ma sempre a zuppa come dico io.

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Pubblicato da su 18 dicembre 2013 in 1. Primi

 

Finta doppia carbonara

La carbonara è finta perché non ho guanciale, ed è doppia perché non è vegetariana, visto che c’è anche la pancetta. Quindi pancetta, cipolla, peperoni a listarelle fino a cottura, poi sfumato con un bicchiere di tequila, versato pasta, aggiunto uova-sale-pepe-grana-prezzemolo (che lo so che non ci vuole ma era una carbonara doppia).

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Pubblicato da su 6 novembre 2013 in 1. Primi

 

Il riso serbo-napoletano

Intanto ho messo a fare il riso nel microonde (lalalalallala non si fa il riso nel microonde caccacacca, e invece nient, viene bene). Riso, 150 grammi, ribe parboiled che è quello che io amo (EDIT: amavo prima di farmi convertire alla giusta religione dai miei amici lombardo-veneti), nella pyrex in cui fino a pochi giorni fa c’era una dose di tiramisu (sigh), acqua quasi fino al bordo, cinque minuti nel microonde, mescolare, altri cinque, aggiungere sale, altri due. Ed è cotto anche se dovrebbero volercene 15/18.

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Nel frattempo ho fatto imbiondire un pochino di aglio e un pochino di cipolla rossa con l’olio. Ci ho aggiunto un peperone rosso tagliato a pezzettuncoli e ho fatto cuocere un po’. Quando il peperone era praticamente cotto ci ho buttato i fagioli neri precedentemente ammollati (non tanto in verità, e in futuro credo che questa parte la farò con la pentola a pressione per metterci meno tempo). Dopo una ventina di minuti ho aggiunto un bicchiere di vino rosso e uno di aceto (l’idea era più o meno questa ricetta), un po’ di cumino, sale, e ho fatto cuocere cuocere cuocere (aggiungendo in realtà altra acqua e altro brodo in seguito).

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Nel padellino infine ho messo un pochino di aglio, olio a volontà e i peperoncini verdi tagliati tutti a metà, così da facilitare la cottura (e in effetti ci hanno messo meno di quanto mi aspettassi).
Mentre finivo di cuocerli ho acceso il forno, poi li ho usati come fondo del mio adorato cotto ovale. In cui ho messo anche un dito di brodo (avanzato dalla cottura dei fagioli).

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Sì, lo so, li ho bruciati un pochino, ma non sono male.

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Quando ho finito di cuocere i fagioli li ho mescolati al riso e li ho spiattellati sulla base di peperoncini. Poi ci ho messo la ricotta forte a tocchetti ripulendo il barattolino con due cucchiaini lunghi. Ok, non è andata esattamente così. Però vi assicuro che il barattolino ora è pulito. E meno male che ho le dita lunghe. Messo nel forno un quarto d’ora con copertura di alluminio e dieci senza, posso dire che ho goduto tanto.

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Pubblicato da su 5 novembre 2013 in 1. Primi

 

Risotto con la locena

Peccato, non mi ero accorta che la foto era venuta mossa, altrimenti l’avrei rifatta prima di finire di mangiare. Sigh.

L’ho fatto due giorni fa a pranzo. La sera prima avevo fatto in padella quattro fettine di locena (ok, sono andata a cercare che pezzo è in italiano). Avevo semplicemente arrostito le fettine, poi all’ultimo momento le avevo spolverate di pepe, poco sale, una spruzzata di salsa di soia per farle asciugare a fuoco altissimo. Avendone mangiata una sola (perché avevo fatto una precena a base di formaggi e marmellate), il giorno dopo mi sono ritrovata tre fettine rinsecchite.

Ebbene, le ho fatte a pezzettini, risaltate in padella a fuoco forte, aggiunto il riso (solo 110 grammi e l’ho finito tutto, per una volta sono stata brava con le dosi, visto che calcolo il riso come fosse la pasta), aggiunto poco per volta acqua fino a cottura, insaporito con il prezzemolo. Ci sarebbe stato bene anche un po’ di grana grattuggiato, fatelo, io avevo il culo troppo molle per prenderlo dal frigorifero.

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Pubblicato da su 10 agosto 2013 in 1. Primi

 

Pappardelle alla crema di zucchine

Prima fase: uno scalogno a fettine sottili imbiondito lentamente in un po’ d’olio nel wok (ah! ci ho il wok da tre soldi di Carrefour, ma funge che è una bellezza.). Poi si aggiungono le zucchine (ne avevo 6 o 7 miniminor) tagliate a listarelle sottili, più che altro per velocizzarne la cottura. Saltare giusto per farle cuocere e ammorbidire, dopodiché schiaffarle nel bicchiere del minipimer con un goccio di acqua e frullare.

Seconda fase: tagliate a fettine i funghi (io avevo quelli tondi bianchi che cappero ne so come si chiamano) e farli stufare qualche minuto nell’olio residuo delle zucchine, giusto per cuocerli velocemente. Aggiungere un petto di pollo, o un paio di fette, tagliato a striscioline sottili, far saltare insieme, salare, tenere da parte.

Terza fase: cuocere al dente le pappardelle fresche (ma mi raccomando, ricordatevi che anche se è pasta fresca, e anche se siete in cinque e di grande appetito, un chilo e mezzo è troppo! A meno che non vogliate fare frittata il giorno dopo). Scolarle e saltarle nei funghi+pollo, aggiungendo la crema di zucchine e, all’occorrenza, altro olio a crudo o acqua di cottura della pasta. Io dissento fortemente sull’accostamento ma i commensali hanno aggiunto grana grattuggiato.

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Pubblicato da su 2 agosto 2013 in 1. Primi