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Involtini coi ceci a parte

Eh, stasera volevo rifarmi lo spezzatino ai ceci. Avevo messo a bagno i ceci e dovevo solo uscire a comprare la carne. Poi sono uscita, e l’Ipercoop non aveva bocconcini decenti, ma aveva della bellissima locena appena confezionata, allora ho pensato di fare gli involtini. Ovviamente ho modificato la ricetta di partenza, e devo dire che gli involtini non c’entrano una cippa di minchia col brodetto di ceci (saporitissimo peraltro, per cui domani ci farò la pasta). Ma gli involtini in sé sono venuti davvero buoni.

Gli involtini contengono: sale, prezzemolo, susine a fette sottilissime e un cubetto di crudo (ho ancora il crudo “da battaglia” comprato a Norcia).

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Praticamente la differenza rispetto all’altra ricetta è che ho preparato i ceci nello stesso modo, poi a parte in un tegame ho soffritto la cipolla nell’olio e ci ho dorato gli involtini. Ovviamente non li ho infarinati come avevo fatto con i pezzi di maiale.

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Non li ho sfumati col vino ma con la birra, ossia la birracqua che stavo bevendo.

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E alla fine non ci ho spolverato sopra il curry. Ma ho egualmente fatto cuocere con il brodo di cottura dei ceci poco per volta e, all’ultimo, anche con tutti i ceci.

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Pubblicato da su 28 marzo 2014 in 2. Secondi

 

Pollo allo yogurt

La marinata in cui impappare il pollo è:

– yogurt bianco
– olio
– limone
– mezzo bicchiere di vino bianco
– erba cipollina
– paprika
– curry
– sale

dopodiché ho semplicemente saltato i pezzettini di pollo (ah, io li ho fatti a striscioline) in un poco di burro in padella fino a fine cottura. All’inizio avevo cominciato a provare a infarinare i pezzi di pollo buttando della farina nella marinata e mescolando per poi estrarre i pezzetti di pollo da buttare in padella, ma ho visto che lo yogurt era già diventato abbastanza denso così.

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Pubblicato da su 7 marzo 2014 in 2. Secondi

 

Cervellatine

Domanda: cosa succede se lasci il barbecue in gestione a un branco di esseri di sesso maschile senza il minimo criterio organizzativo? A parte dimenticare il coso del sale vicino al posto dove fanno pipì i gatti, e lasciare a terra in un posto sotto i piedi il bicchiere di Doraemon a cui avevo esplicitamente chiesto di fare attenzione perché regalatomi con tanto amore e quindi ormai introvabile? No, aspettate, provo a ricominciare senza astio (non ce l’ho con i maschi, lo giuro). Ok, ricomincio.

Cosa succede se dei ragazzi con tanta buona volontà ma poca organizzazione femminil-nazista tipo me si preoccupano della carne da fare alla brace? Intanto, che la fanno nell’ordine sbagliato, poi che avanza perché come sempre si compra più di quel che si può mangiare, e infine che si dimenticano due confezioni di carne vicino alla brace per fortuna non abbastanza a lungo da farla andare a male. Questo è il motivo per cui avevo una confezione di cervellatine in più da smaltire. E nessuna voglia di farle arrostite in padella.

Allora mi sono ricordata di una ricetta di un amico e ho deciso di rendergli omaggio.

Mentre facevo riscaldare il forno, ho preso la mia bella pirofila di cotto e ci ho fatto un letto di cipolla. Due cipollone bianche, una di Tropea per colorare.

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Ho spolverato col timo, con un’abbondanza di curry, ci ho piazzato 4 pomodori sott’olio strategici e poi ci ho tagliuzzato dentro a pezzetti la cervellatina (amo le forbici da cucina, voi no?). Ci ho anche messo un goccino di birra ma solo perché me l’ero aperta, idealmente avrei dovuto metterci un goccio di vino ma se dovessi rifarla non lo farei, perché poi la cipolla caccia acqua e col cavolo che si asciuga prima di mezz’ora.

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Dopodiché ho tenuto in forno finché le cipolle non si sono squaquariate, il brodetto asciugato e la salsiccia crostettata. Ne ho mangiato metà. L’altra metà la mangio quando questa smetterà di riproporsi, più o meno tra sei mesi credo. Eh, oh, è cipolla, sapevo a cosa andavo incontro. Però è proprio buonabuona col piccantino del curry.

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Pubblicato da su 28 febbraio 2014 in 2. Secondi

 

Arista al forno inventata

Avevo deciso che o di sabato o di domenica avrei cucinato qualcosa che non ho il tempo di fare in settimana, e allora ho ficcato nella todolist CUCINARE MAIALE. Quindi, avendo scongelato il trancio di arista, non potevo impigrirmi. Siccome alla birra non mi andava di farlo e al latte nemmeno (non avevo abbastanza latte in casa), ho cercato una ricetta coi limoni confit, visto che ne ho ancora un po’. Ma considerato che l’unica ricetta che ho trovato in rete è un maiale caramellato ai limoni confit contenuto in un libro, che l’autore ha gelosamente badato di togliere dal blog d’origine (se ho capito bene), insomma, me lo sono inventato.

Ho preso il pezzo di arista e ci ho fatto dei tagli verticali. Pensa che ti ripensa non sapevo cosa infilarci dentro per aromatizzare. Allora nel taglio centrale ci ho messo due grossi pezzi d’aglio (che non fanno mai male), mentre in tutti gli altri, pistacchi a profusione.

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Chiudo chiudo chiudo arrotolo arrotolo arrotolo avvolgo avvolgo avvolgo con le fette di speck che vedete sopra nella foto e infine stringo stringo stringo, bene. Prendo un limone confit e ce lo Shpalman dappettutto. Metto il resto nella pirofila, NON metto sale.

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Irroro con due dita di vino bianco, piazzo in forno già caldo a 180°. Ah, se vi state chiedendo perché non si vede la corda con cui ho legato l’arista, ehr, è perché non avevo corda e ho fatto un delicatissimo lavoro col cotone normale. C’è stato un attimo di impasse quando ho dovuto scegliere il colore del cotone da usare per questa importantissima operazione (s’intonerà col beige che serve per le pieghe dei jeans? il bianco si disperderà all’interno della carne come se fosse *cough* color carne?). Ma ce l’ho fatta. Regge bene comunque.
Ho controllato due o tre volte durante la cottura, girando e rigirando, se non ricordo male in tutto è stato un’ora e venti, e ho aggiunto un dito di acqua a metà cottura. Poi ho aspettato che si raffreddasse e ho tagliato. Dico solo che all’inizio avevo la nausea per il mal di testa che mi trascino da stamattina. Poi… mi è passata. Quella che vedete nella pirofila in effetti non è tutta l’arista. Non è arrivata manco al piatto.

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Pubblicato da su 14 febbraio 2014 in 2. Secondi

 

Agnello confit

L’altro giorno si parlava di agnello per cui mi era venuta voglia e me l’ero scongelato per cucinarmelo coi carciofi. Poi sul mio adorato blog hanno pubblicato questa con i limoni confit e allora l’ho fatta. Non ho fatto la composta di cipolle e l’ho un po’ modificata, ora vi dico come.

Prima fase: marinatura. Cannella + zenzero + peperoncino in polvere dolce, olio, mescola mescola mescola (che viene nera, a vedersi, fico!), imporpàgnaci dentro i pezzi di agnello, lasciaceli un’ora, anche un’ora e mezza.

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Seconda fase: mezza cipolla tagliata sottilissima ad appassire con un pochino di olio, poi ci si versano i pezzi di agnello e si fanno rosolare ben benino finché non cacciano un po’ di liquido. Una decina di minuti di rosolatura, poi aggiungere sale, pepe (io avevo ancora il cubebe da tritare nel mortaio), un limone confit di quelli miei con sale e limone, una capa d’aglio con tutta la buccia, e acqua a coprire. Ah, e l’ho fatta nel pentolone di coccio, non nel tajine (che non ho).

Terza fase: dopo un’oretta circa, se siete più bravi di me e avete fatto asciugare metà dell’acqua senza far attaccare l’agnello sul fondo, aggiungete un altro limone confit (un altro spicchio insomma) e un paio di cucchiaini di miele (io, quello di castagno) e fate finire di cuocere finché non si addensa del tutto.

La foto non rende ma il sapore, tra il mistosalato del limone equilibrato dal dolciastro del miele, è semplicemente spettacolare. Non ho aggiunto altro come diceva la ricetta né tirato fuori l’agnello per far finire di addensare.

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Pubblicato da su 7 febbraio 2014 in 2. Secondi

 

Spezzatino alla guinness

Alla fine ho letto un sacco di ricette in rete poi me la sono inventata.

Cipolla + carota + sedano con olio a soffriggere per un po’. Aggiungere carne, far rotolare (ok, anche rosolare, rotolare mi piaceva di più).

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Rosola e rotola, fai sbrucecchiattare, aggiungere guinness, sale, un paio di teste di aglio non sbucciate, un paio di chiodi di garofano.

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Chiudere pentola a pressione, far cuocere, ossia come faccio io, dieci minuti di fischio, spegni, lascia S-Fischiare da solo, apri, controlla morbidezza carne e liquido residuo, richiudi, ripetere operazione fino a cottura carne e assorbimento liquido.

Quasi in ultimo, quando c’è ancora un po’ di liquido, aggiungere un cucchiaio di zucchero di canna (questa in molte ricette c’era davvero, ovviamente è per compensare la guinness quindi non dovrebbe dare effetto agrodolce) e mele annurche tagliate in quarti (questa è la parte che chi odia l’agrodolce salta, ma non vi preoccupate, nel suo caso non è grave come nei casi in cui si salta l’aglio, e a proposito, che si sappia che l’aglio con tutta la sua buccia dà un aroma meno intenso, quindi volendo anche gli irriducibili potrebbero provare una volta dico una volta nella loro vita.). Poi far finire di asciugare il liquido cuocendo un’altra decina di minuti insieme a mele e zucchero.

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La foto del piatto finito non ce l’ho perché l’ho mangiato direttamente in ufficio e non credo si riesca a capire qualcosa dalla foto fatta col cellulare.

 
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Pubblicato da su 31 gennaio 2014 in 2. Secondi

 

Tacchino alla crema di curry

Insomma, avevo sto cosciotto di tacchino (detto anche cosciocco trattandosi di me ma sopravvoliamo) che per fortuna era ancora sano anche se me l’ero dimenticato nel frigo.

Ho preso una carota un sedano e una cipolla e li ho grattuggiati (sì, perché io faccio le cose comode e ho usato la grattuggia da parmigiano, in modo da grattuggiarmi meglio le dita) nella pentola a pressione. La cipolla è venuta crema, interessante come variante del classico trito. Le dita sono a posto. Ora controllo. Sì, sono a posto.

Ci ho messo un pochino di olio e ho fatto cominciare a cuocere, poi ho aggiunto la cosciona e l’ho fatta bruciare rosolare da entrambi i lati. A quel punto mi sono ricordata che avevo del brodo VERO VERY!!! in congelatore, fatto con verdure cavoletti eccetera e un limone confit. Un brodo della madonna insomma. L’ho scongelato e ne ho versato metà nel tacchino. Ho chiuso e fatto un primo giro di fischio di pentola per… boh, credo 10 minuti. Quando ho riaperto ho buttato dentro l’altra metà, abbondante curry e ho fatto un secondo giro di fischio.

Quando ho riaperto c’era ancora abbastanza brodo e la coscia era cotta. Quindi ho preso 4 patate piccole e dopo averle lavate le ho messe in pentola così com’erano. Hanno assorbito il sale eccessivo del brodo, si sono cotte, e hanno fatto asciugare a dovere il brodetto facendolo diventare cremetta. Non ne è rimasta traccia.

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Pubblicato da su 24 gennaio 2014 in 2. Secondi