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Cervellatine

Domanda: cosa succede se lasci il barbecue in gestione a un branco di esseri di sesso maschile senza il minimo criterio organizzativo? A parte dimenticare il coso del sale vicino al posto dove fanno pipì i gatti, e lasciare a terra in un posto sotto i piedi il bicchiere di Doraemon a cui avevo esplicitamente chiesto di fare attenzione perché regalatomi con tanto amore e quindi ormai introvabile? No, aspettate, provo a ricominciare senza astio (non ce l’ho con i maschi, lo giuro). Ok, ricomincio.

Cosa succede se dei ragazzi con tanta buona volontà ma poca organizzazione femminil-nazista tipo me si preoccupano della carne da fare alla brace? Intanto, che la fanno nell’ordine sbagliato, poi che avanza perché come sempre si compra più di quel che si può mangiare, e infine che si dimenticano due confezioni di carne vicino alla brace per fortuna non abbastanza a lungo da farla andare a male. Questo è il motivo per cui avevo una confezione di cervellatine in più da smaltire. E nessuna voglia di farle arrostite in padella.

Allora mi sono ricordata di una ricetta di un amico e ho deciso di rendergli omaggio.

Mentre facevo riscaldare il forno, ho preso la mia bella pirofila di cotto e ci ho fatto un letto di cipolla. Due cipollone bianche, una di Tropea per colorare.

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Ho spolverato col timo, con un’abbondanza di curry, ci ho piazzato 4 pomodori sott’olio strategici e poi ci ho tagliuzzato dentro a pezzetti la cervellatina (amo le forbici da cucina, voi no?). Ci ho anche messo un goccino di birra ma solo perché me l’ero aperta, idealmente avrei dovuto metterci un goccio di vino ma se dovessi rifarla non lo farei, perché poi la cipolla caccia acqua e col cavolo che si asciuga prima di mezz’ora.

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Dopodiché ho tenuto in forno finché le cipolle non si sono squaquariate, il brodetto asciugato e la salsiccia crostettata. Ne ho mangiato metà. L’altra metà la mangio quando questa smetterà di riproporsi, più o meno tra sei mesi credo. Eh, oh, è cipolla, sapevo a cosa andavo incontro. Però è proprio buonabuona col piccantino del curry.

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Pubblicato da su 28 febbraio 2014 in 2. Secondi

 

Torta caprese

Per una serie di motivi che non sto a dire era dal 2008 che non ero riuscita a farne una buona. Mi avevano fatto intossicare.

Poi un bel giorno ci ho riprovato, e si vede che era il suo momento. È venuta così straordinariamente buona e goduriosa che è piaciuta anche a chi in ufficio aveva dichiarato di non amare la torta caprese.

Intanto ho smesso di utilizzare le dosi di mamma, che evidentemente avevano qualcosa che non funzionava (pur avendo sempre funzionato. Boh.) Poi mi sono ricordata del mio amico poeta-cuoco che mi raccomandava sempre di pre-tostare le mandorle prima di tritarle. Ed è stata la mossa vincente. Perché normalmente quando vengono tritate rilasciano olio, mentre tostate fino a farle dorare / sbruciacchiare si seccano, aumenta l’aroma e il sapore, e non rilasciano ulteriori grassi che poi, uniti al burro, rendono la torta (che già è una cosa senza farina e lievito) troppo molle e burrosa. Le dosi le ho modificate sulla base di quelle di mamma e quelle di Luciano Pignataro, trovate in rete.

– un bicchierino di Cointreau
– 4 uova piccole o 3 grandi (io ne avevo 3 grandi)
– 130 grammi di zucchero
– 150 grammi di burro
– 270 grammi di cioccolato fondente
– 300 grammi di mandorle (io avevo due pacchetti di mandorle spellate e uno con la pelle)

Il procedimento è semplice.

Mentre tostate le mandorle nel forno, sciogliete a bagnomaria (o nel microonde) cioccolato e burro. Basta anche cominciare ad ammorbidirlo quel tanto che poi si possa mescolare facilmente, altrimenti va fatto raffreddare per non cuocere subito le uova. Tritare non molto fini le mandorle.

Sbattere le uova con lo zucchero a bassa velocità (senza montare per evitare l’effetto meringa una volta cotto). Aggiungere le mandorle. Aggiungere cioccolato e burro e un bicchierino di Cointreau. Riempirci una teglia imburrata e infarinata oppure, come ho fatto io, con la carta forno. Infornare a forno medio (150° non di più se no si brucia!!) per un totale di almeno mezz’ora (io ho fatto 15 + 15 + 10), e comunque finché lo spiedino infilato al centro viene fuori pulito.

Far raffreddare del tutto, va mangiata fredda e secondo me pure di frigo. La gente la spolvera con lo zucchero a velo ma io no.

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Pubblicato da su 21 febbraio 2014 in 4. Dolci

 

Arista al forno inventata

Avevo deciso che o di sabato o di domenica avrei cucinato qualcosa che non ho il tempo di fare in settimana, e allora ho ficcato nella todolist CUCINARE MAIALE. Quindi, avendo scongelato il trancio di arista, non potevo impigrirmi. Siccome alla birra non mi andava di farlo e al latte nemmeno (non avevo abbastanza latte in casa), ho cercato una ricetta coi limoni confit, visto che ne ho ancora un po’. Ma considerato che l’unica ricetta che ho trovato in rete è un maiale caramellato ai limoni confit contenuto in un libro, che l’autore ha gelosamente badato di togliere dal blog d’origine (se ho capito bene), insomma, me lo sono inventato.

Ho preso il pezzo di arista e ci ho fatto dei tagli verticali. Pensa che ti ripensa non sapevo cosa infilarci dentro per aromatizzare. Allora nel taglio centrale ci ho messo due grossi pezzi d’aglio (che non fanno mai male), mentre in tutti gli altri, pistacchi a profusione.

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Chiudo chiudo chiudo arrotolo arrotolo arrotolo avvolgo avvolgo avvolgo con le fette di speck che vedete sopra nella foto e infine stringo stringo stringo, bene. Prendo un limone confit e ce lo Shpalman dappettutto. Metto il resto nella pirofila, NON metto sale.

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Irroro con due dita di vino bianco, piazzo in forno già caldo a 180°. Ah, se vi state chiedendo perché non si vede la corda con cui ho legato l’arista, ehr, è perché non avevo corda e ho fatto un delicatissimo lavoro col cotone normale. C’è stato un attimo di impasse quando ho dovuto scegliere il colore del cotone da usare per questa importantissima operazione (s’intonerà col beige che serve per le pieghe dei jeans? il bianco si disperderà all’interno della carne come se fosse *cough* color carne?). Ma ce l’ho fatta. Regge bene comunque.
Ho controllato due o tre volte durante la cottura, girando e rigirando, se non ricordo male in tutto è stato un’ora e venti, e ho aggiunto un dito di acqua a metà cottura. Poi ho aspettato che si raffreddasse e ho tagliato. Dico solo che all’inizio avevo la nausea per il mal di testa che mi trascino da stamattina. Poi… mi è passata. Quella che vedete nella pirofila in effetti non è tutta l’arista. Non è arrivata manco al piatto.

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Pubblicato da su 14 febbraio 2014 in 2. Secondi

 

Franzbrotchen

Anche se mi piaceva di più chiamarli Julesrollini visto che non sono venuti come gli originali.

E comunque, visto che li ho fatti due volte e in entrambe le volte non ho documentato la creazione, metto due appunti qui.

In una tazza tipo mug sciogliere un panetto di lievito di birra in due cucchiai di farina, due di zucchero, due di latte. Impastare bene e lasciare a lievitare al caldo (la prima volta ci ha messo qualche ora e non ci volevo credere, occupava il fondo della tazza e alla fine a momenti usciva fuori, la seconda invece ci ha messo ehm qualcosa come ventisei ore.)

A quel punto ficcare nel frullatore (la ricetta originale fa con le fruste ma a me è venuto benissimo così):

– 500 grammi di farina
– 200 grammi di latte a temperatura ambiente
– 50 grammi di zucchero (ma io ho sbagliato e ne ho messi 80)
– un cucchiaino di sale fino
– 80 grammi di burro (la margarina in casa mia non entra manco travestita)
– un uovo
– la poltiglia lievitata e strabordante dalla tazza

Impastate, fate un bel panottolo e mettetelo a riposare ancora, coperto. Loro dicono mezz’ora, io ho fatto passare un altro paio di ore. Comunque deve crescere ancora.

A questo punto accendete il forno e nel frattempo preparate i rollini/croissant.

Stendete la pasta, alta poco poco.

Spolverizzate di: burro, zucchero, cannella a volontà.

Arrotolate tutto e tagliate dei rotolini, poi col manico di un cucchiaio di legno schiacciateli nel centro tantotanto finché il cucchiaio quasi tocca il tavolo.

Mettete sti cosi in una teglia vagamente imburrata e infornate.

Io a 180° ho fatto una prima passata di dieci minuti, poi ho spennellato con un uovo per dorarli e di nuovo altri dieci minuti.

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La ricetta originale era qui: http://www.nonolulu.de/?p=122

 
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Pubblicato da su 13 febbraio 2014 in 4. Dolci

 

Insalata di verza

No, è semplice. La verza era un rimasuglio di un risevverza di qualche giorno prima. Era poca ma ancora buona e croccantina. Tagliata a striscioline e mescolata a una lattina di fagioli rossi che avevo abbandonato in fondo al mobile, un cucchiaio o due di maionese e uno e mezzo di salsa di soia. Poi tutta contenta l’ho proposta ad un’amica vegetariana, giusto per sentirmi dire ‘a me la verza cruda non mi ispira’. Pffff. Femmine.

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Pubblicato da su 12 febbraio 2014 in 0. Antipasti, 3. Contorni

 

Agnello confit

L’altro giorno si parlava di agnello per cui mi era venuta voglia e me l’ero scongelato per cucinarmelo coi carciofi. Poi sul mio adorato blog hanno pubblicato questa con i limoni confit e allora l’ho fatta. Non ho fatto la composta di cipolle e l’ho un po’ modificata, ora vi dico come.

Prima fase: marinatura. Cannella + zenzero + peperoncino in polvere dolce, olio, mescola mescola mescola (che viene nera, a vedersi, fico!), imporpàgnaci dentro i pezzi di agnello, lasciaceli un’ora, anche un’ora e mezza.

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Seconda fase: mezza cipolla tagliata sottilissima ad appassire con un pochino di olio, poi ci si versano i pezzi di agnello e si fanno rosolare ben benino finché non cacciano un po’ di liquido. Una decina di minuti di rosolatura, poi aggiungere sale, pepe (io avevo ancora il cubebe da tritare nel mortaio), un limone confit di quelli miei con sale e limone, una capa d’aglio con tutta la buccia, e acqua a coprire. Ah, e l’ho fatta nel pentolone di coccio, non nel tajine (che non ho).

Terza fase: dopo un’oretta circa, se siete più bravi di me e avete fatto asciugare metà dell’acqua senza far attaccare l’agnello sul fondo, aggiungete un altro limone confit (un altro spicchio insomma) e un paio di cucchiaini di miele (io, quello di castagno) e fate finire di cuocere finché non si addensa del tutto.

La foto non rende ma il sapore, tra il mistosalato del limone equilibrato dal dolciastro del miele, è semplicemente spettacolare. Non ho aggiunto altro come diceva la ricetta né tirato fuori l’agnello per far finire di addensare.

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Pubblicato da su 7 febbraio 2014 in 2. Secondi

 

Spezzatino alla guinness

Alla fine ho letto un sacco di ricette in rete poi me la sono inventata.

Cipolla + carota + sedano con olio a soffriggere per un po’. Aggiungere carne, far rotolare (ok, anche rosolare, rotolare mi piaceva di più).

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Rosola e rotola, fai sbrucecchiattare, aggiungere guinness, sale, un paio di teste di aglio non sbucciate, un paio di chiodi di garofano.

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Chiudere pentola a pressione, far cuocere, ossia come faccio io, dieci minuti di fischio, spegni, lascia S-Fischiare da solo, apri, controlla morbidezza carne e liquido residuo, richiudi, ripetere operazione fino a cottura carne e assorbimento liquido.

Quasi in ultimo, quando c’è ancora un po’ di liquido, aggiungere un cucchiaio di zucchero di canna (questa in molte ricette c’era davvero, ovviamente è per compensare la guinness quindi non dovrebbe dare effetto agrodolce) e mele annurche tagliate in quarti (questa è la parte che chi odia l’agrodolce salta, ma non vi preoccupate, nel suo caso non è grave come nei casi in cui si salta l’aglio, e a proposito, che si sappia che l’aglio con tutta la sua buccia dà un aroma meno intenso, quindi volendo anche gli irriducibili potrebbero provare una volta dico una volta nella loro vita.). Poi far finire di asciugare il liquido cuocendo un’altra decina di minuti insieme a mele e zucchero.

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La foto del piatto finito non ce l’ho perché l’ho mangiato direttamente in ufficio e non credo si riesca a capire qualcosa dalla foto fatta col cellulare.

 
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Pubblicato da su 31 gennaio 2014 in 2. Secondi